I nostri prossimi eventi

Luglio 2019

Domenica, 21-07-2019

MA PERCHé TUTTI MI CHIAMANO FRANKENSTEIN? - Debutto!

 
  Giardino Teatro Palazzo Zuckermann, Padova - INGRESSO GRATUITO

Drammaturgia: Pino Costalunga
Scene e pupazzi: Nicola Perin, Nadia Simeonova
Costumi: Antonia Munaretti, Nadia Simeonova
Musiche originali: Leonardo Maria Frattini
Con: Claudia Bellemo, Matteo Fresch, Nicola Perin
Co-produzione: Febo Teatro e Fondazione AIDA

Sinossi spettacolo:
C’era una volta una mamma così povera ma così povera da non potere avere figli...e così decise di costruirsene uno! E lo chiamò Teo, come Prometeo, ma tutti lo chiamavano FRANKENSTEIN.

Anche il Dottor Frankenstein, del famoso romanzo di Mary Shelley, si costruisce una specie di figlioccio, in quel caso assai mostruoso e spaventoso, ed è proprio per questo che quel bambino costruito con dei pezzi trovati qua e là in una discarica, cucchiai, bucce di banana e altre cose strane, viene chiamato da tutti Frankenstein.

In realtà Teo è un bambino buono, ma è diverso da tutti gli altri: forse la mamma ha usato le cose sbagliate per fargli le mani e lui alle volte quando abbraccia stringe un po’ troppo forte e spesso fa male, forse la mamma ha messo troppo semolino per riempiergli il sacco con il quale ha dato forma alla testa, e lui non capisce subito tutto quello che gli si dice, ma basta avere un po’ di pazienza e anche lui riesce a capire. Forse ha un aspetto, un modo di camminare e di comportarsi così diverso dagli altri e così strano che è per questo che tutti lo prendono in giro e lo chiamano con il nomignolo del mostro famoso: Frankenstein.

Ma il suo cuore è un cuore fatto in maniera davvero particolare ed è un cuore come quello di tutti gli altri bambini, forse ancora più grande e più speciale di tutti gli altri cuori, perché la mamma ha usato le cose più belle e più preziose che aveva per costruirlo…quali? Non ve lo diciamo, non vogliamo raccontavi qui tutta la storia, vogliamo solo dirvi che è una storia dove si ride e dove ci si commuove, dolce e allegra, e con qualche piccolo brivido di paura di tanto in tanto, che parla di amore, di diversità, di rabbia e di gioia, di ricchezza e di povertà…. Una storia tutta per i bambini e per gli adulti che vogliono loro bene, una storia che si ispira molto liberamente al famoso romanzo di Mary Shelley adattandolo anche ai più piccoli.

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Agosto 2019

Giovedì, 08-08-2019

Ma perché tutti mi chiamano Frankenstein?

 
  Montecchio Maggiore (VI)

Drammaturgia: Pino Costalunga
Scene e pupazzi: Nicola Perin, Nadia Simeonova
Costumi: Antonia Munaretti, Nadia Simeonova
Musiche originali: Leonardo Maria Frattini
Con: Claudia Bellemo, Matteo Fresch, Nicola Perin
Co-produzione: Febo Teatro e Fondazione AIDA

Sinossi spettacolo:
C’era una volta una mamma così povera ma così povera da non potere avere figli...e così decise di costruirsene uno! E lo chiamò Teo, come Prometeo, ma tutti lo chiamavano FRANKENSTEIN.

Anche il Dottor Frankenstein, del famoso romanzo di Mary Shelley, si costruisce una specie di figlioccio, in quel caso assai mostruoso e spaventoso, ed è proprio per questo che quel bambino costruito con dei pezzi trovati qua e là in una discarica, cucchiai, bucce di banana e altre cose strane, viene chiamato da tutti Frankenstein.

In realtà Teo è un bambino buono, ma è diverso da tutti gli altri: forse la mamma ha usato le cose sbagliate per fargli le mani e lui alle volte quando abbraccia stringe un po’ troppo forte e spesso fa male, forse la mamma ha messo troppo semolino per riempiergli il sacco con il quale ha dato forma alla testa, e lui non capisce subito tutto quello che gli si dice, ma basta avere un po’ di pazienza e anche lui riesce a capire. Forse ha un aspetto, un modo di camminare e di comportarsi così diverso dagli altri e così strano che è per questo che tutti lo prendono in giro e lo chiamano con il nomignolo del mostro famoso: Frankenstein.

Ma il suo cuore è un cuore fatto in maniera davvero particolare ed è un cuore come quello di tutti gli altri bambini, forse ancora più grande e più speciale di tutti gli altri cuori, perché la mamma ha usato le cose più belle e più preziose che aveva per costruirlo…quali? Non ve lo diciamo, non vogliamo raccontavi qui tutta la storia, vogliamo solo dirvi che è una storia dove si ride e dove ci si commuove, dolce e allegra, e con qualche piccolo brivido di paura di tanto in tanto, che parla di amore, di diversità, di rabbia e di gioia, di ricchezza e di povertà…. Una storia tutta per i bambini e per gli adulti che vogliono loro bene, una storia che si ispira molto liberamente al famoso romanzo di Mary Shelley adattandolo anche ai più piccoli.

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Mercoledì, 14-08-2019

Tempeste d'amor perdute

 
  Arquà Polesine (RO)

Drammaturgia Andrea Pennacchi e Michele Modesto Casarin
Con Diana Ramponi, Katiuscia Bonato, Matteo Fresch, Nicola Perin e Marianna Fernetich
Regia Michele Modesto Casarin

Premessa

La prima compagnia professionale di teatro nasce a Padova il 25 febbraio 1545, con regolare atto notarile, prima di partire a far comedie. Alla fine del 16° secolo, troupes di quella che era ormai nota come: Commedia dell’Arte, giravano tutta Europa, influenzando l’idea di teatro di tutte le nazioni, portando sulle scene l’improvvisazione, attori professionisti e un nuovo gusto per un certo grado di “naturalismo” (e attrici donne!).

A Londra, queste compagnie professionali risultano regolarmente ospiti della corte reale – ma anche della scena popolare inglese. William Shakespeare inizia la sua attività in città attorno al 1585, in piena esplosione della Commedia europea. È quasi certo che Shakespeare abbia conosciuto bene la Commedia, è lui a usare per la prima volta, a “inventare”, la parola inglese zany, tratta da Zanni (Malvolio, ne la Dodicesima notte), o a parlare di Pantalone in Come vi Piace (le sette età dell’uomo).

Chiare influenze italiane si trovano ne Molto rumore per nulla, due gentiluomini di Verona, Pene d’amor perdute, la bisbetica domata, Amleto [Polonio = Pantalone], Otello,  e La Tempesta, una delle sue opere “mature” (1611) e più originali.

Quest’ultima ha sempre sfidato gli studiosi a cercarne le fonti, senza che si stabilisse un consenso su quali storie fossero all’origine del dramma. L’ipotesi più interessante, tuttavia, è quella avanzata da uno studioso britannico, secondo il quale La Tempesta sarebbe tratta da un’unica fonte principale: un canovaccio di Commedia dell’arte.

Scenario

Abbiamo immaginato che i “regali” che la commedia italiana ha fatto al Bardo di Stratford Upon Avon, ritornino indietro in uno spettacolare circuito virtuoso.

La giovane Isabella, ritorna dall’Inghilterra alla metà del 1600, alla ricerca della compagnia di Commedia dell’arte “Gli Uniti”, diretta da Ottavio Romagnesi. La trova fortunosamente (nella migliore tradizione) al porto di Comacchio in procinto di imbarcarsi per Venezia. La peste ha lasciato solo in tre attori vivi : una donna e due uomini, che ormai disperano di poter rimettere in piedi il loro usuale repertorio. Diana, la madre, ora capocomico, è troppo vecchia per le parti giovanili e il figlio Tristano e l’attor giovane Valentino, sono troppo giovani per le fondamentali parti di Pantalone o del Dottore. Isabella li trova che cercano di rimettere in piedi scene di Ruzante, ultima risorsa. Dopo alcuni equivoci, Isabella rivelerà la sua identità alla madre e chiederà alla Compagnia di tornare a Venezia per portare in scena uno spettacolo a Palazzo Mocenigo in onore della contessa Arundel.

Di fonte all’impossibilità di mettere in scena un classico spettacolo di Commedia, la giovane Isabella mostrerà una possibile via d’uscita agli Uniti: una Commedia pastorale, che in Italia nessuno porta più in scena, ma fonte di ispirazione per William Shakespeare che grazie alle sue parole, al Globe di Londra sta ottenendo grande successo. Un vecchio mago e sua figlia che, su un’isola deserta, portano a termine una storia di amore e giustizia.

I quattro assieme, ne prenderanno le parole e porteranno in scena la Commedia, mischiando la poesia del bardo con i lazzi della Commedia dell’Arte.  Creando così le loro “Tempeste d’amor perdute” Ma il destino nefasto in agguato manderà all’aria i piani dei nostri comici. Il finale… lo potrete vedere sul palcoscenico del vostro teatro.

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Giovedì, 29-08-2019

Il libro della Giungla

 
  Chioggia

IL LIBRO DELLA GIUNGLA

Fondazione Aida / Febo Teatro
Teatro d’attore e pupazzi
Dall’omonimo racconto di Rudyard Kipling

drammaturgia e regia: Pino Costalunga
con: Nicola Perin, Claudia Bellemo e Matteo Fresch
pupazzi: Andrea Coppi, Nadia Simeonova e Nicola Perin
musiche originali: Leonardo Frattini
scenografia: Sergio Perin

Mowgli è il cucciolo d’uomo che la terribile Tigre Zoppa Shere Khan ha catturato e vuole mangiarsi. Salvato da una coppia di Lupi che lo sottrae al famelico morso felino è nella Giungla che si svolgono tutte le sue avventure ed è sempre lì che nascono le sue grandi amicizie, soprattutto quella con l’Orso Baloo e con la Pantera Bagheera. La Giungla è amica dunque ma è più spesso pericolosa e Mowgli, nonostante gli insegnamenti di Baloo e della Pantera Bagheera, non poche volte mette a repentaglio la sua vita. E allora cosa lo contraddistingue e cosa lo rende speciale rispetto agli altri animali e abitanti della Giungla? Una cosa per lui preziosa ma anche pericolosa: il suo sguardo!

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Settembre 2019

Mercoledì, 04-09-2019

Ma perché tutti mi chiamano Frankenstein?

  Teatro Camploy, Verona

Drammaturgia: Pino Costalunga
Scene e pupazzi: Nicola Perin, Nadia Simeonova
Costumi: Antonia Munaretti, Nadia Simeonova
Musiche originali: Leonardo Maria Frattini
Con: Claudia Bellemo, Matteo Fresch, Nicola Perin
Co-produzione: Febo Teatro e Fondazione AIDA

Sinossi spettacolo:
C’era una volta una mamma così povera ma così povera da non potere avere figli...e così decise di costruirsene uno! E lo chiamò Teo, come Prometeo, ma tutti lo chiamavano FRANKENSTEIN.

Anche il Dottor Frankenstein, del famoso romanzo di Mary Shelley, si costruisce una specie di figlioccio, in quel caso assai mostruoso e spaventoso, ed è proprio per questo che quel bambino costruito con dei pezzi trovati qua e là in una discarica, cucchiai, bucce di banana e altre cose strane, viene chiamato da tutti Frankenstein.

In realtà Teo è un bambino buono, ma è diverso da tutti gli altri: forse la mamma ha usato le cose sbagliate per fargli le mani e lui alle volte quando abbraccia stringe un po’ troppo forte e spesso fa male, forse la mamma ha messo troppo semolino per riempiergli il sacco con il quale ha dato forma alla testa, e lui non capisce subito tutto quello che gli si dice, ma basta avere un po’ di pazienza e anche lui riesce a capire. Forse ha un aspetto, un modo di camminare e di comportarsi così diverso dagli altri e così strano che è per questo che tutti lo prendono in giro e lo chiamano con il nomignolo del mostro famoso: Frankenstein.

Ma il suo cuore è un cuore fatto in maniera davvero particolare ed è un cuore come quello di tutti gli altri bambini, forse ancora più grande e più speciale di tutti gli altri cuori, perché la mamma ha usato le cose più belle e più preziose che aveva per costruirlo…quali? Non ve lo diciamo, non vogliamo raccontavi qui tutta la storia, vogliamo solo dirvi che è una storia dove si ride e dove ci si commuove, dolce e allegra, e con qualche piccolo brivido di paura di tanto in tanto, che parla di amore, di diversità, di rabbia e di gioia, di ricchezza e di povertà…. Una storia tutta per i bambini e per gli adulti che vogliono loro bene, una storia che si ispira molto liberamente al famoso romanzo di Mary Shelley adattandolo anche ai più piccoli.

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Giovedì, 05-09-2019

Ma perché tutti mi chiamano Frankenstein?

  Teatro Camploy, Verona

Drammaturgia: Pino Costalunga
Scene e pupazzi: Nicola Perin, Nadia Simeonova
Costumi: Antonia Munaretti, Nadia Simeonova
Musiche originali: Leonardo Maria Frattini
Con: Claudia Bellemo, Matteo Fresch, Nicola Perin
Co-produzione: Febo Teatro e Fondazione AIDA

Sinossi spettacolo:
C’era una volta una mamma così povera ma così povera da non potere avere figli...e così decise di costruirsene uno! E lo chiamò Teo, come Prometeo, ma tutti lo chiamavano FRANKENSTEIN.

Anche il Dottor Frankenstein, del famoso romanzo di Mary Shelley, si costruisce una specie di figlioccio, in quel caso assai mostruoso e spaventoso, ed è proprio per questo che quel bambino costruito con dei pezzi trovati qua e là in una discarica, cucchiai, bucce di banana e altre cose strane, viene chiamato da tutti Frankenstein.

In realtà Teo è un bambino buono, ma è diverso da tutti gli altri: forse la mamma ha usato le cose sbagliate per fargli le mani e lui alle volte quando abbraccia stringe un po’ troppo forte e spesso fa male, forse la mamma ha messo troppo semolino per riempiergli il sacco con il quale ha dato forma alla testa, e lui non capisce subito tutto quello che gli si dice, ma basta avere un po’ di pazienza e anche lui riesce a capire. Forse ha un aspetto, un modo di camminare e di comportarsi così diverso dagli altri e così strano che è per questo che tutti lo prendono in giro e lo chiamano con il nomignolo del mostro famoso: Frankenstein.

Ma il suo cuore è un cuore fatto in maniera davvero particolare ed è un cuore come quello di tutti gli altri bambini, forse ancora più grande e più speciale di tutti gli altri cuori, perché la mamma ha usato le cose più belle e più preziose che aveva per costruirlo…quali? Non ve lo diciamo, non vogliamo raccontavi qui tutta la storia, vogliamo solo dirvi che è una storia dove si ride e dove ci si commuove, dolce e allegra, e con qualche piccolo brivido di paura di tanto in tanto, che parla di amore, di diversità, di rabbia e di gioia, di ricchezza e di povertà…. Una storia tutta per i bambini e per gli adulti che vogliono loro bene, una storia che si ispira molto liberamente al famoso romanzo di Mary Shelley adattandolo anche ai più piccoli.

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Sabato, 07-09-2019

Il mago di Oz

 
  Campolongo Maggiore (VE)

Co-produzione: Febo Teatro e Fondazione Aida
Elaborazione testo: Gianluca Meis
Regia: Pino Costalunga
Con: Claudia Bellemo, Sara Favero, Nicola Perin
Pupazzi: Nicola Perin
Oggetti di scena: Guglielmo Avesani
Tecnica utilizzata: Teatro d'attore e di figura 
Durata: 60 minuti

Dorothy, una bambina che vive nel Kansas assieme ai propri zii, viene scaraventata da un ciclone improvviso in un paese popolato da strani personaggi. Atterra nel villaggio dei Succhialimoni, degli ometti bizzarri che la ringraziano perché ha ucciso la Strega cattiva dell’Est, schiacciata dalla caduta della casa.

Il suo unico pensiero è quello di fare ritorno a casa, ma pare che il solo che possa aiutarla è il Mago di Oz. Lungo il cammino che la condurrà dal Mago, Dorothy incontra lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta e il Leone Vigliacco. I nuovi amici di Dorothy pensano di avere un vuoto da colmare, per questo hanno bisogno dell’intervento del Mago di Oz. Lo Spaventapasseri crede di aver bisogno di un cervello, il Boscaiolo di Latta di un cuore e il Leone di coraggio, mentre Dorothy non vuole fare altro che ritornare nel suo paese.

Durante il viaggio, ognuno di loro, affrontando le proprie paure per superare gli ostacoli che incontrerà lungo il percorso, mostrerà di possedere già ciò che pensava gli mancasse.

Rivolgendoci direttamente al testo di Baum, abbiamo cercato di evidenziarne l'aspetto più "fantastico" legato a quell'esperienza attraverso cui tutti siamo passati: quel pericoloso e tortuoso cammino che è il crescere, il diventare grandi. Ci vuole decisamente cervello, cuore e coraggio!

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